L’Impero colpisce ancora

L’Associazione Bancaria Italiana ha disdetto unilateralmente il contratto nazionale di categoria, ratificato nello scorso gennaio 2012. Una prima precisazione: il contratto non aveva scadenza 30 giugno 2014 come riportato dai media;  quella data fa riferimento alla scadenza tecnica di due anni che le parti si sono date da quando la durata effettiva del contratto stesso è stata elevata da tre a quattro anni. A quel termine prestabilito si ridiscute, ove necessario, solo la componente economica dell’accordo (insomma, in parole povere, l’adeguamento delle retribuzioni alle mutate condizioni economiche generali). Dunque, non sussiste, come sostenuto da ABI, il rispetto dei termini previsti per la disdetta contrattuale, se non, per l’appunto, con un cavillo tecnico: in realtà, è una precisa scelta politica, basata su una tempistica ai limiti dell’incoscienza. Difatti, l’ultima cosa che serve all’attuale Governo è un ulteriore fronte di malcontento sociale; per non parlare dell’eventualità (che certo non io auspico) che venga a mancare il Governo stesso, interlocutore di fondamentale importanza nell’eventuale trattativa (nonché probabile destinatario della richiesta ABI di intervento per coprire i costi sociali di nuove, pesanti “uscite” dalla categoria).

Di particolare durezza le parole di Francesco Micheli, presidente del comitato affari sindacali dell’ABI (riporto testualmente dal Corriere della Sera di oggi): “Il punto non sono le voci del Tfr ma un sistema che non è più sostenibile. Solo un esempio: Internet ha ridotto le transazioni del 50%. Dobbiamo trovare il coraggio di innovare introducendo nuovi mestieri. La consulenza va portata al cliente  fino a casa. Bisogna creare un maggior legame tra retribuzioni e risultati. E sempre più sarà necessaria flessibilità sugli orari di lavoro”.

Più che una dichiarazione, una piattaforma; alla quale mi auguro che la categoria e le rappresentanze sindacali sappiano dare adeguata ed altrettanto dura risposta. Basata magari su questi, concreti argomenti, nello stesso ordine di quelli enunciati dal presidente Micheli: 1) se il sistema non è più sostenibile, non lo si deve certo alle retribuzioni; 2) Internet non ha ridotto l’affluenza agli sportelli del 50%, l’affluenza é ridotta (dove è ridotta) perché l’utenza non ha liquidità da investire né altri motivi attraenti (vedi facilità di accesso alle forme di finanziamento o sostegno alle situazioni di difficoltà, che pure ci sono) per presentarsi ai nostri sportelli. Magari sarebbero da evitare costosi e fuorvianti spot pubblicitari, per una comunicazione meno penosamente ”simpatizzante” e più concreta; 3) Nuovi mestieri – e quali? I call center in videoconferenza  non sembrano proprio  “nuovi”  e se  comunque è questa  la  scelta  delle Banche che venga almeno normata  decentemente; 4)  La consulenza  viene già portata a casa del Cliente,sin dagli anni ’80;  5) Retribuzioni  e  risultati? Intende forse legare gli appannaggi di presidenti, a.d. e dirigenti di alto livello esclusivamente al risultato d”esercizio?;  6) Gli  orari sono  già  stati flessibilizzati nei  precedenti contratti: abbiamo le  notti, l’orario continuato, l’apertura  fino  alle  20  ed  al sabato. What  else??

 

2 commenti


  1. Se non diamo una doverosa e dura risposta unitaria, ci meritiamo di tutto!!! Spero di vedere presto i sindacati all’opera, ma m’illudo. Pagheremo ancora noi l’incapacita’ dei manager bancari italiani, la loro incompetenza, la loro mancanza di visione strategica: comandanti del titanic che ballano nel salone delle feste, mentre la nave si schianta contro un iceberg.
    Quello che fa sorridere e’ il discorso sulla flessibilita’ degli orari! Non mi bastera’ piu’ uscire alle 21 e rispondere da casa a mail con il blackberry fino a mezzanotte, il tutto non pagato, perche’ per i quadri lo straordinario e’ forfetizzato in 100 euro nello stipendio. Quello che mi fa incazzare e’ che per l’opinione pubblica siamo dei privilegiati che non fanno un cazzo.: come se lavorare 12 ore al giorno, saltando spesso il pranzo, con rischi penali enormi (innescati anche dall’incapacita’ dello stato nella lotta al riciclaggio, con attribuzione agli impiegati di banca di compiti spettanti alle forze dell’ordine) e responsabilita’ in continuo aumento, fosse un divertimento. Il tutto condito da contratti sempre piu’ penalizzanti sotto il profilo economico.


  2. Sono assolutamente d’accordo, questi signori non hanno ancora capito o semplicemente non vogliono ammettere che l’apparato che appesantisce il settore del credito sono proprio loro e soprattutto le loro decisioni prese secondo logiche di interesse personale. Fino a quando la piramide gerarchica sarà capovolta non si risolverà un bel niente e tutte le belle parole su flessibilità e innovazione saranno solo aria fritta.

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