Renzi, can you hear me?

“Francesco Nicodemo: “Il Pd si sente Rock. A Bruxelles con una playlist. Preferibilmente Indie”

“E il Partito Democratico diventa “rock”. Un’ora prima della direzione in streaming del partito, sul sito Youdem si può ascoltare una playlist proposta dai followers dem che – nella maggior parte dei casi – offre una selezione che ha molto poco a che fare con il tradizionale cantautorato nostrano. (…) Radiohead, Muse, Pearl Jam, questo è il ritmo che batte prima del fatidico incontro al Nazareno. “La playlist ha dei picchi di ascolto molto alti che a volte superano i contatti degli interventi stessi”, ci spiega Francesco Nicodemo, alla guida della comunicazione del Pd, “ abbiamo notato infatti che molti si collegano proprio per sentire la selezione”.

Copiato dal sito Huffington Post di oggi. Appena l’ho visto, sono piombato nell’incubo – è facile per me: sono in questo partito da abbastanza tempo per poter affermare che con la musica Rock non abbiamo mai avuto molto a che fare, se non scimmiottarla nell’intento sin troppo scoperto di ‘avvicinare i giovani’, ‘parlare un linguaggio moderno ed universale’. Insomma, in ultima analisi strappare qualche voto. Intento – sia chiaro – tutt’altro che disprezzabile, a patto (appunto) di applicarsi con onestà e mente aperta.

Il contrario dello scegliere periodicamente questo o quel punto di riferimento, a volte inseguendo troppo la moda del tempo; altre, scegliendo troppo fuori tempo. E sempre con un vago retrogusto di insincerità: alla fine, LA musica rimane quella classica, l’evo moderno, beh, inizia con i Beatles ma solo adesso scopriamo che Rolling Stones, Led Zeppelin e Who sono dei ‘classici’. Avete notato quella citazione? “Radiohead, Muse, Pearl Jam” e poi la generica indicazione ‘Indie’ (c’è un’intera galassia di artisti e di suoni dietro questa definizione, in un universo che si caratterizza innanzitutto per lo stile – dall’impegno minimalista al cantautorato ninnananna – e per l’indipendenza (yeah) dalle major discografiche): sono coordinate vaste e, in larga parte, da classifica tranquilla. Alternativi ma di massa. E negli anni ’90, quando i gruppi summenzionati non avevano ancora smussato le proprie abrasioni sonore, questo partito (nelle sue primeve forme originarie) non se li filava proprio. Il massimo del rock, ai tempi, era “La Canzone Popolare” (maximum respect per Ivano Fossati).

Alla fine, però, la colpa è mia: se ti fai prendere la mano dal rock, scopri che – a differenza dei partiti – è dannatamente mutevole, auto-adattante, sempre nuovo e vecchio insieme. E se eri un ragazzino lì, nei noiosissimi anni ’60 e la prima cosa che avevi sentito alla radio non era “Hey Jude” (ronf) ma “Black Sabbath”; se allora eri classificabile soltanto come ‘proletario’ (e andava già bene) e se il massimo della vita selvaggia era una visita domenicale allo zoo (quando si poteva), allora, allora, ecco che oggi ti ritrovi spiazzato. Il gruppo dirigente percorre la svolta indie mentre tu li vorresti vedere con le magliette dei Black Label Society e degli Slayer: ma ve la immaginate una foto di gruppo della Direzione, tutti truccati come i Mayhem o gli Immortal? Quella si, che sarebbe una bella scossa (#questopaesenondevedormire, più o meno).

E’ soltanto un mio delirio. La politica non si coniuga con la musica, si fa accompagnare. Niente che disturbi. Il Sindaco/Segretario Nazionale/Primo Ministro deve avere ascoltato un solo disco in vita (politica) sua: Tommy, la rock-opera degli Who. Si è immedesimato nel protagonista e adesso, liberato da lunghi anni di monologo interiore, ci conduce felici e spensierati al Renzi Holiday Camp mentre lui, politicamente cieco, sordo e muto, vede soltanto sé stesso, riflesso nello specchio. Sintesi e proposta costruttiva finale?

Cantare a squarciagola: “Do you hear me/or do I smash the mirror”?

P.s.: so di avere praticamente ammesso che per quanto riguarda il mio istinto ribelle, la mia voglia di cambiare sempre tutto, il mio tentativo di restare fedele ai valori cercando di accorgermi che il mondo cambia, ecc., devo molto più a Townshend, Daltrey, Entwhistle e Moon che non a Marx & Engels. Ma questo non mi impedisce di dire che anche Marx & Engels sono un’ottima band. Respect.

 

1 commento


  1. Eh già…… siamo ancora quà

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