Silent running

”Non temo la scissione, sono preoccupato del rischio di un abbandono silenzioso. Il nostro e’ un partito plurale, se dovesse somigliare alla Democrazia cristiana dei signori delle tessere, ho l’impressione che una parte dei nostri iscritti non si sentirebbe più a casa sua”

Se, a questo punto, citassi l’autore di questa affermazione, voltereste immediatamente pagina, suppongo. Sbagliando, a mio parere; solo una questione di pregiudizio. Tuttavia, non è per questo che vi lascerò comunque indovinare. Rivendico, nel mio piccolo, di stare rimuginando il medesimo concetto già da parecchio tempo, addirittura dal precedente – ed ugualmente penoso – congresso del partito al quale ancora sono iscritto. Ancora – ma non so sino a quando. Non temo tanto i signori delle tessere (che ci sono, oggi come ieri), temo l’irrimediabile perdita di un metodo, di un merito, di un’etica politica; temo un deficit di democrazia proprio mentre si proclama la massima apertura, la massima trasparenza. Temo il vuoto d’aria di un rinnovamento, l’ennesimo, che sta solo nelle parole e nell’immagine; zero concetti, zero volontà vera di ribaltare la società attuale. E rassicuranti pacche sulle spalle a questo paese per giustificarne, ancora una volta, il comodo crogiolo di pigri e condivisi difetti. E avanti con il mantra: rinnovamento, ripartenza, vincere. Come fosse, davvero, solo una gara sportiva.

Comunque devo aspettare. Anche se i petali di rose sono già, quotidianamente, lanciati in aria a lastricare la strada del vincitore annunciato, c’è ancora tempo prima della proclamazione del nuovo console – scusate, del nuovo segretario. Tempo, per me, di una battaglia probabilmente perdente: e lì, in silenzio, senza scissioni, senza farla tanto lunga, restituirò la tessera. Che non significa abbandonare il campo. Non significa passare da un’altra parte.

Significa soltanto avere un altro, ben più alto, concetto del termine ‘lealtà’.

P.s.: lo so, penserete tutti che in realtà ho scherzato, era solo un game per invitarvi a trovare la citazione cinematografica (c’è, ed è calzante). Tranquilli. Ve l’ho detto. Ora, esco: non c’è bisogno di ricordarmi di non sbattere la porta.

5 commenti


  1. Al di la’ che il nuovo segretario annunciato io lo preferirei nel ruolo di premier (mi piace di piu’ come uomo di governo che di partito), trovo sempre una scelta perdente l’andarsene anziche’ confrontarsi. E io non ho di te l’idea di un perdente per rinuncia. Come me, le sconfitte le ottieni sul campo, non per abbandono.


    1. Vero. Ma non mi muovo sempre come una torre; a volte, uso la mossa del cavallo. Per contro, non scelgo mai i bianchi, gioco sempre con i neri.
      (Traduzione: lascio senza lasciare e dato che sono un combattente in campo aperto rivendico di scegliere la compagnia. Non pretendo che il Partito mi assomigli ma, di sicuro, non sento buone vibrazioni. Questa la capirai al volo: se fossimo i Metallica, il futuro console segretario è Hetfield e io sono Jason Newsted).


  2. Anch’io preferisco i neri e se uso i bianchi apro di donna e non di re. Ripeto, secondo me non e’ il suo posto (e tu sai che io sono un suo sostenitore, ma come premier), ma almeno lascialo provare e confrontatici. Tanto, il PD peggio di come e’ ora (uno dei suoi padri nobili, Cacciari, lo ha definito un aborto, il partito mai nato, come Abigail, insomma) non puo’ essere e cosi com’e’ e’ destinato a far la fine del Pdl, in attesa di una nuova Dc.


  3. E’ molto semplice, LordZ: io non ho mai smesso di applicare il metodo “osserva e confrontati” – quello di cui mi lamento è, diciamo, una certa mancanza di reciprocità. Se il progetto PD non si é compiutamente realizzato è perché determinati ‘padri nobili’ (il prof.Cacciari è tra questi, in buona posizione) altro non hanno fatto che seminare inutili dubbi ed instillare veleni; come risultato, alla generazione dei ‘padri nobili’ si sta sostituendo quella dei ‘nipoti rampanti’, forti nella forma e deboli nel contenuto. Nè gli uni nè gli altri hanno capacità e volontà progettuale e collettiva; più che il tuo favorito temo i suoi grandi elettori, molti dei quali si stanno già muovendo nella più classica ed italica logica del “salto sul carro”. E facciamo attenzione al pedigree in economia.


  4. Il salto sul carro e’, come giustamente detto, sport nazionale. Alla maggioranza piace vincere facile. Ma dissenso e confronto animano la democrazia, se non sono sterile chiudersi nelle proprie ragioni. Per cui ti invito a dialogare e combattere, ma da dentro. Da fuori sei una voce inutile.

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