THE TALKING DEAD – EP.19: IL QUADRILATERO

THE TALKING DEAD

Racconto a puntate,  episodio 19: Il quadrilatero.

Non occorse molto, al sindaco, per accorgersi di due fatti: innanzitutto, i  cadaveri non sembravano minacciosi, esattamente come quelli radunati davanti a casa sua . Inoltre, quel peregrinare all’interno del cimitero sembrava seguire uno schema: alcuni raggiungevano le uscite e s’avventuravano all’esterno; altri, pur continuando a muoversi, percorrevano una sorta di quadrilatero incrociandosi tra loro e ripassando sempre per i medesimi punti.

Come sentinelle, pensò Bruno e questo gli diede un’idea: forse la spiegazione di quella follia si trovava lì, nascosta nel quadrilatero. Per l’esattezza, sepolta più che nascosta. Esitò: se quello che stava pensando era esatto, avrebbe costituito una spiegazione ma assolutamente NON una regola. Nulla assicurava che l’avrebbero lasciato avvicinare, indisturbato.  Nulla assicurava nulla, in quel momento.

Dibattuto tra allontanarsi per ritornare meglio equipaggiato o restare per agire subito, non s’avvide della figura scivolata in silenzio dietro di lui.

Aristide, il vecchio custode, era tornato.

Nello stesso istante, davanti alla villa del Primo Cittadino, Giorgio sollevò le mani in un segno di resa non privo della consueta strafottenza. La moglie del sindaco lo teneva sotto mira con il fucile e lui sapeva bene perché; tuttavia, a preoccuparlo ben più dei vivi erano i morti. I maledetti morti parlanti.

Da qualche parte c’era un cadavere dalla cui bocca, oltre a qualche colonia d’insetti, stava uscendo il motivo per il quale Mara era preda di manie omicide nei suoi confronti. Una vicenda privata che lei stessa in primis non sarebbe mai stata disposta ad ammettere.

– Non sparare, tanto la dottoressa mi ricuce e Don Angelo non ti assolve. Dimmi solo dov’è il Sindaco e ti lasciamo tranquilla.

Mara non mutò espressione né posa: il vero peccato era la luce dell’alba che avrebbe reso impossibile sostenere la tesi dell’incidente. Sapeva che anche Don Angelo e la dottoressa Fedeli erano ricattati da Giorgio e che non avrebbero testimoniato. Ma c’era troppa luce.

– Non lo so, dove sia. Mi hanno svegliata gli spari ma quando sono scesa, Bruno non c’era. Mi viene solo in mente che da qui si arriva prima al cimitero che al palazzo comunale.

Non appena Mara ebbe pronunciato queste parole, Giorgio si precipitò alla macchina; seguito, sebbene con minor convinzione, dagli altri due passeggeri. Mara attese di vedere l’auto allontanarsi prima di rientrare in casa, dopo un’ultima occhiata ai cadaveri riversi a terra. Rieccoti qui, puttana, pensò, davanti al corpo di quella che sapeva essere stata l’amante di suo marito. Morta per la seconda volta, forse dovrei assicurarmi che tu non possa ritornare per la terza.

Se provò rimorso per quel pensiero, fu soltanto perché in tema di amanti lei non poteva proprio permettersi di salire sul pulpito.

Non dopo quello che aveva combinato con suo fratello.